sabato 8 dicembre 2018

BEST ALBUMS EVER (2)

La seconda puntata dei Best Albums Ever
riguarda un altro disco meraviglioso
'Songs In the Key of Life'
di quella autentica meraviglia
qual è Stevie Wonder.



La Motown lo pubblicò nel 1976
(anno domini anche per noi di tutte le radio)
e non ci mise molto ad arrivare in cima alle hit-parade.
Sulla 'Billboard 200' rimase in testa per ben 14 settimane
ma Stevie spopolava un po' ovunque non solo in USA.
Era ai primi posti anche in Olanda, Regno Unito
Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia.
Oggi sembra normale ma all'epoca
'girare' il mondo non era veloce come adesso con la rete...
il disco viaggiava fisicamente da un posto all'altro
e dovevi aspettare settimane o mesi
per leggere report cartacei recensioni e classifiche.

E' un album di quelli 'pesanti'...in senso buono
quasi tutte le tracce potrebbero essere delle odierne hit
è suonato e arrangiato magistralmente
ha una grafica stupenda
ed è doppio + bonus EP.
E' un lavorone ambizioso e bellissimo
che arriva dopo altri bei dischi
di un artista già affermato da tempo
e ormai vera e appagata superstar
tanto appagata che stava meditando di lasciare
per rifugiarsi in Ghana!

Si era fanaticamente avvitato nella visione politica
di oppositore di governo
(cosa che capita spesso tra gli artisti)
volendo testimoniare il suo dissenso
in maniera radicale e concreta.
Meno male che ci ripensò
e fu proprio mamma Motown
a convincerlo il 5 agosto 1975
con un bel contrattino di quelli irrinunciabili..


Berry Gordy, Johanan Vigoda, Stevie Wonder, Barney Ales


7 anni, 7 LP, 37 milioni di dollari
e controllo artistico totale.
Per quegli anni (ma ancora oggi)
era davvero una proposta irrinunciabile
uno dei contratti più ambiziosi e costosi
mai raggiunti da un artista.
Beh diciamo che il Ghana poteva anche aspettare...
Wonder lasciò perdere la politica e si prese
il cosiddetto anno sabbatico per riflettere e lavorare
Non mancava molto al 76 e i contratti vanno onorati!

E' inutile dire che nel frattempo alla Motown
avendo investito così tanto in lui
non piaceva certo ingannare l'attesa mangiandosi le unghie
era pienamente legittimata a bombardare il mondo
di interviste news, fake news, veline, gossip
paginate di articoli, special tv, playlist radiofoniche
tutto quel che poteva essere utile
a caricare di tensione i fans di tutto il mondo
doveva essere fatto
e lo fece, altro che!




Funzionò alla perfezione
eravamo tutti impazziti e impazienti
e il disco dopo diversi annunci civetta
finalmente uscì il 28 settembre 1976.
Già a "scatola chiusa" sapevi che era bellissimo
bastava solo toccarlo o anche solo vederlo in vetrina
era il totem da portarsi a casa e venerare
doppio vinile + EP supplementare + libretto di 24 pagine.



Ecco, poi passata la magia del vinile
e la sbornia feticista del possesso
andava "suonato" in religioso silenzio
sfogliando testi immagini e quant'altro
e li ti accorgevi subito
che oltre all'oggetto c'era anche un'anima.
Non dovevi far nulla
solo ascoltare i suoni e la voce
in attesa che la tua schiena parlasse
col codice dei brividi
e parlava... altro che se parlava!

Stevie è un grande certo
ma non solo nella mera esecuzione
mette mani anima cuore e cervello
su ogni piccolo dettaglio
soprattutto dopo quella benedetta firma
la sua iperattività toccò livelli cosmici
avvalendosi del meglio del meglio del meglio.
Quasi tutte le registrazioni
vennero fatte ai Crystal Sounds Studios di Hollywood
con Gary Olazabal e John Fischbach (ingegneri del suono).
Altre tracce invece
furono realizzate al Record Plant di Hollywood e di Sausalito.
Quando i Crystal erano impegnati
si spostò per sei settimane
all'Hit Factory di New York.
Quel contratto lo ossessionava
e la pressione lo teneva schiacciato a terra
come un'ala deportante
il suo maniacale perfezionismo aumentava.
Trascorreva giorni e notti in studio
non mangiava e non dormiva per lunghi periodi
neanche quando tutti gli altri se ne andavano.



E' un'opera ambiziosa e mastodontica
130 persone lavorarono all'album
tra cui anche vere leggende del Soul e del Jazz
come Herbie Hancock in "As"
George Benson in "Another Star"
Minnie Riperton & Deniece Williams in "Ordinary Pain"
e Mike Sembello che suonò la chitarra in molte tracce
scrivendo anche "Saturn" a quattro mani con Wonder.


Dopo i primi giorni di rotazione
nelle play di tutto il mondo
schizzò immediatamente
nelle classifiche
e sulla Billboard Pop Albums Chart
fu subito new-entry al primo posto!
Divenne l'album con più settimane al numero 1
fino al 15 gennaio 1977, quando cedette il posto
a Hotel California degli Eagles.

Songs in the Key of Life
fu anche il disco con più singoli di successo
mai pubblicati da Wonder.
Dall'album furono estratti i singoli
"I Wish"
"Sir Duke"
"Another Star"
"As"
e anche se mai uscita come singolo
"Isn't She Lovely"
fu uno dei brani più famosi di Wonder
insieme a "Pastime Paradise"
e "Village Ghetto Land".



Nel 2005 la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti
lo inserì nel 'National Recording Registry'
con la definizione di
"culturalmente, storicamente
ed esteticamente significativo"
Nel 1977 venne certificato disco di diamante dalla RIAA,
avendo superato le 10 milioni di copie solo in USA
ricevendo ben sette nomination
ai Grammy Awards, compreso il prestigioso
Album of the Year
già vinto in passato con 'Fulfillingness' First Finale'.
Anche se Stevie non si presentò ai Grammy
(era in vacanza in Africa)
presenziò via satellite ricevendo "a distanza"
quattro dei sette premi:
'Album of the Year'
'Best Male Pop Vocal Performance'
'Best Male R&B Vocal Performance'
e 'Producer of the Year'.

Elton John disse: "secondo me 'Songs in the Key of Life'
è il miglior album mai pubblicato"
Michael Jackson: "Songs in the Key of Life
è il più grande album di Stevie ed è il mio preferito"
Prince: "il miglior disco mai registrato"
George Michael: "il mio preferito di sempre"
Nel corso degli anni molti artisti pubblicarono
almeno una cover dei loro brani preferiti.
Mary J. Blige 'As'
George Michael 'Love's in Need of Love Today'
ed eseguì 'Village Ghetto Land'
al Nelson Mandela 70th Birthday Tribute del 1988
e anche 'Pastime Paradise' e 'Knocks Me Off My Feet'
durante il tour Cover to Cover Tour nel 1991.


Lo stesso Wonder disse nel '95
"è il disco che mi ha più soddisfatto
è l'acme della mia creatività e purtroppo
non credo sia ripetibile un'esperienza del genere
certe 'energie' arrivano una volta sola"



Lato 1

Love's in Need of Love Today (Wonder) – 7:06
Have a Talk with God (Calvin Hardaway, Wonder) – 2:42
Village Ghetto Land (Gary Byrd, Wonder) – 3:25
Contusion (Wonder) – 3:46
Sir Duke (Wonder) – 3:52


Lato 2

I Wish (Wonder) – 4:12
Knocks Me Off My Feet (Wonder) – 3:36
Pastime Paradise (Wonder) – 3:27
Summer Soft (Wonder) – 4:14
Ordinary Pain (Wonder) – 6:16


Lato 3

Isn't She Lovely? (Wonder) – 6:34
Joy Inside My Tears (Wonder) – 6:31
Black Man (Byrd/Wonder) – 8:27


Lato 4

Ngiculela - Es Una Historia - I Am Singing (Wonder) – 3:48
If It's Magic (Wonder) – 3:12
As (Wonder) – 7:08
Another Star (Wonder) – 8:08
A Something's Extra



EP - A Something's Extra


Lato 1

Saturn (Michael Sembello, Wonder) – 4:54

Lato 2

All Day Sucker (Wonder) – 5:06
Easy Goin' Evening (My Mama's Call) (Wonder) – 3:55


Stevie Wonder - voce, tastiere, batteria, percussioni
Amale Matthews - percussioni
Greg Phillinganes - tastiera
Josette Valentino - percussioni
Michael Sembello - chitarra
Nathan Wands - batteria, percussioni
Shirley Brewer - percussioni, cori
Ben Bridges - chitarra elettrica
Nelson Hayes - percussioni
Greg Brown - batteria
Herbie Hancock - tastiera
Marietta Waters - percussioni
Dean Parks - chitarra
Nathan Alford Jr. - percussioni
Snuffy Walden - chitarra
Ronnie Foster - organo Hammond
Bobbye Hall - percussioni
Larry Latimer - percussioni
Sneaky Pete Kleinow - steel guitar
Charles Brewer - percussioni
Carmelo Garcia - timbales
John Fischbach - percussioni
Renee Hardaway - percussioni
Dorothy Ashby - arpa
Steve Madaio - tromba
Ray Maldonado - tromba
Glenn Ferris - trombone
Jim Horn - sax
Trevor Lawrence - sassofono tenore
Hank Reed - sassofono tenore, sax alto
Bobbi Humprey - flauto

Cori

Madelaine Jones, Linda McCrary 
Lynda Laurence, Minnie Riperton 
George Benson, Carolyn Dennis 
Josie James, Terry Hendricks 
Sundray Tucker, Syreeta Wright 
Charity McCrary, Deniece Williams


REGISTRAZIONI

Crystal Sounds Studios - Hollywood 
Record Plant - Hollywood e Sausalito 
'Hit Factory - New York. 


Pubblicazione 28 settembre 1976
Durata 95:29
Dischi 2 + EP
Tracce 17
Produttore Stevie Wonder
Etichetta Motown


( Credits: All Music, Acclaimed Music, Rolling Stone, Q Magazine )




giovedì 22 novembre 2018

BEST ALBUMS EVER (1)

Inizia oggi un viaggio alla riscoperta o scoperta
(secondo la vostra età)
degli album più belli storici e importanti
di tutti i tempi, vini-li pregiati e immancabili
in una cantina che si rispetti.
Oggi è anche l'anniversario del 'White Album'
ma non sarà con questo che partiremo alla scoperta
dei BEST ALBUMS EVER
troppo banale e scontato
e poi dei Beatles ne parlo sempre
lo farò un'altra volta.

Premesso questo e che ne avrei in mente un centinaio
di cui forse riuscirò a postarne una ventina
scendiamo in cantina a scoprire i.. vinili.. gran riserva
solo quelli con peculiarità uniche e di pregio.
Li ho numerati solo per comodità e ordine di apparizione
perché se fosse una hit-parade
sarebbero tutti numeri uno
per suono, immagine, emozione.
Li stapperemo così...in ordine sparso
mai divisi per genere, italiani compresi (!)
ebbene si, pochi ma ottimi.

L'ideale sarebbe leggere il post in santa pace
e col suono del disco ben presente
ma se non lo avete frugate pure in Spotify
o le tante piattaforme accessibili
dal vostro ordigno tecnologico...non mi offendo.

pronti?


Cominciamo con DAVID BOWIE
"The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars"
il suo quinto album in studio del 1972.



Se il precedente 'Hunky Dory'
rimase immeritatamente nascosto dai radar
questo lo lanciò direttamente nello spazio,
fondamentale, non solo per le nostre cantine
ma per generazioni di artisti dagli anni 70 fino ad oggi,
tutti in qualche modo sconvolti e ansiosi di capire
se questo fenomeno alieno e androgino
provenisse proprio da Brixton
o chissà da quale galassia
restandone tutti inevitabilmente ammaliati e contagiati.
E' l'album della maturazione
dopo i mille tentativi e frustrazioni
coi look sperimentali, i trucchi pesanti e i travestimenti
le maschere sovrapposte alla sua eterna insicurezza, timidezza, fragilità
impensabilmente celata nella magia della sua voce.
Qui si va dal glam rock al proto-punk
e ci sono già tutti i minerali e gli aminoacidi
per generare la vita su mille altri pianeti
un capolavoro che sarà il vero precursore e ispiratore
dei successivi venti anni del rock!

L'anima camaleontica di Bowie
si è trasfigurata nell'alter ego del messaggero cosmico
in contatto con altre dimensioni
che riceve energia attraverso una radio
e che scambiando messaggi e rivelazioni spirituali
deve salvare il mondo sull'abisso dell'apocalisse.
(Nel 74 poi David rivelerà che Ziggy Stardust
non è l'uomo delle stelle ma il suo messaggero terreno,
contrariamente all'opinione secondo cui spesso
si è dipinto Ziggy come un extraterrestre).

«Viene avvertito in sogno da esseri chiamati “infiniti”
di scrivere della discesa sulla Terra di Starman:
un fantastico astronauta che dovrà salvare il pianeta»
racconta Bowie a William S. Borroughs.
«Lui inizia a crederci e a credersi davvero come il profeta
del futuro Starman.
Porta se stesso a incredibili vette spirituali
ed è tenuto in vita dai suoi discepoli.
Quando gli infiniti poi arrivano
prendono pezzi di Ziggy per farsi reali
visto che nel loro stato originario essi sono pura antimateria
e nel nostro mondo non potrebbero esistere.
Quindi lo fanno a pezzi sul palco
durante la canzone Rock’n’Roll Suicide».

Ammettiamolo
per quei tempi era abbastanza sconvolgente.
E pensare che voleva farne solo un concept
o al limite un musical teatrale.




Eppure
quando David spedì tutto alla RCA Records
l’etichetta rispose che in "quella roba" non c'era nulla
e che non trovava nessuna HIT decente...
In effetti  non avevano tutti i torti e lo sapeva anche lui
che "rimediò" subito scrivendo un capolavoro come 'Starman'
sostituito con la cover di 'Around and Around' di Chuck Berry
che sinceramente... non c'azzeccava nulla col tema del disco.
Ma come diavolo nasce questo Ziggy Stardust?

«L'idea era quella di ottenere un look
a metà tra l'immagine di Malcolm McDowell
con un occhio mascarato e un insetto.
Era l'epoca di Ragazzi selvaggi di William Burroughs
ed era un incrocio tra questo e Arancia meccanica
che cominciò a mettere insieme la forma e l'aspetto
di ciò che Ziggy e gli Spiders stavano per diventare.»
(David Bowie, 1993)



Si narra che il modello ispiratore di Ziggy Stardust
sia stato Vince Taylor, un rockettaro anglo-americano
che alla fine degli anni cinquanta
aveva pubblicato solo un paio di singoli fallimentari.
Nel 1961 la delusione e la paranoia di Vince
aumentano pesantemente
ed i suoi comportamenti diciamo... eccentrici
sono sempre di più corroborati
dalla massiccia presenza di alcol e droghe di ogni genere.
Le sue disavventure e "stili di vita"
finiscono per incuriosire e colpire David
che vuole incontrarlo a Londra nel '66:

«Andai ad alcune feste con lui
ed era davvero fuori di testa, completamente flippato.
Si portava appresso cartine dell'Europa
e ricordo distintamente che una volta
aprì una mappa a Charing Cross Road,
fuori dalla stazione della metropolitana,
la mise per terra e si inginocchiò
e con in mano una lente...
disse che stava evidenziando tutti i luoghi
dove gli UFO sarebbero atterrati nei mesi successivi.
Era fermamente convinto che ci fosse un fortissimo legame
tra lui, gli alieni e Gesù Cristo».

Taylor di li a poco peggiorò
e fu il mondo reale a diventare per lui
sempre più...alieno.
Le sue esibizioni erano un disastro
e sempre interrotte da incidenti sul palco
finché una notte, racconta Bowie,

«si presentò in scena vestito di bianco,
dicendo che tutta la sua faccenda con il rock
era stata una bugia, che in realtà lui era Gesù!
Fu la fine di Vince, della sua carriera e di tutto il resto.
ma questa storia divenne uno degli elementi essenziali di Ziggy
e della sua visione del mondo».


Vince Taylor

David con la sua mente incredibile piena di curiosità
e l'intelligenza elaborativa da computer
riusciva a captare ogni sfumatura
e come ogni artista che si rispetti
assorbiva, 'rubava' anche il respiro
di persone cose e situazioni,
Fra le persone che sicuramente gli 'arrivarono' subito
senz'altro Iggy Pop e Lou Reed
due colonne della sua futura crescita umana e artistica.



Fra le cose e luoghi da cui trasse ispirazione
una semplice insegna di una sartoria di Londra
chiamata proprio "Ziggy's"
appena vista di sfuggita dal finestrino di un treno
ma subito flashata nella mente...

«Quel posto aveva proprio un'aria da Iggy ma... era una sartoria
allora pensai "Beh, l'intera faccenda riguarderà anche i vestiti".
Così, quasi per scherzo decisi di chiamarlo Ziggy».

Stardust invece
proviene dallo sconosciuto cantante americano Norman Carl Odam,
ai tempi famoso come "Legendary Stardust Cowboy"
che pubblicò nel '68 il suo unico successo 'Paralysed'
tristemente famoso per un gigantesco flop televisivo
al Rowan & Martin's Laugh-In.

«Tutti risero di lui e se ne andò piangendo», ricordò Bowie nel '96,
«suonava la chitarra e aveva un trombettista con una gamba sola...
Assemblavano la musica a casaccio fregandosene delle regole.
E così andavano in direzioni che non verrebbero in mente
neanche a un musicista dilettante...
si, è proprio da lui che ho preso il nome Stardust».

Successivamente poi (nel 2002)
David volle sdebitarsi con Oldam
suonando un suo brano al Meltdown Festival.

«Beh quando ho letto sul suo sito che si lamentava di me
che avevo preso in prestito il suo nome senza mai un grazie
e che avrei dovuto cantare almeno una delle sue canzoni,
mi sentii in colpa e così riparai suonando una delle sue canzoni migliori».


Norman Carl Odam


Anche la copertina
è frutto di un lavoro ispiratissimo e ai limiti della magia.
Sembra un cartoon ma in realtà è una vera foto in bianco e nero
tratta da una serie di 17 scatti di Brian Ward
fatti a Londra nel gennaio '72 al numero 23 di Heddon Street
e successivamente ritoccate dal grafico Terry Pastor
a mano ovviamente...niente computer allora!







«David era decisivo e fondamentale
sapeva perfettamente quello che voleva
dal punto di vista musicale»
ricorda Ken Scott suo Co-produttore

«lui di accorgimenti tecnici non voleva mai saperne
fu un album quasi totalmente suonato "live on stage"
e rimasi letteralmente impressionato dalle session dal vivo
e dalle parti vocali registrate in "first takes".
Solo pochissimi artisti sono in grado di fare parti vocali
al primo take quasi ogni volta.
Lui era uno di quelli».



Ken Scott


Come ultima testimonianza
quella di Leee Black Childers
uno dei più grandi fotografi americani scomparso nel 2014
che nell' '86 disse :

«Ziggy Stardust era stato appena pubblicato in Inghilterra
e David se la stava cavando bene ma nessuno lo conosceva in America
così, con in mano una scatola di 25 copie dell'album
cominciammo a pensare a chi le avrebbe apprezzate.
Le portammo fino al Max di Kansas City
dandone una al proprietario Micky Ruskin,
una al DJ e una alla giornalista Lisa Robinson.
Le altre le abbiamo semplicemente distribuite ai pazzi
agli artisti e a quelli sempre sulla scena di New York».



Leee Black Childers


In coda a questa recensione 
voglio citare anche altre due bellissime canzoni
anche se non parte di questo album
fu proprio grazie a Ziggy che andarono in orbita
a traino del successo e delle "avventure spaziali" del personaggio.
Si tratta di "Space oddity" 
assurdamente tradotta anche in italiano 
(da Mogol) in "Ragazzo solo ragazza sola"
e "Life on Mars" altre due HIT incredibili
fra le più belle e famose di tutti i tempi. 

Ziggy Stardust 
è stato certificato disco d'oro il 12 giugno 1974 
dalla RIAA negli Stati Uniti 
e disco di platino il 25 gennaio 1982 
dalla BPI nel Regno Unito
dove si è riaffacciato in classifica 
in occasione di alcune riedizioni.
Nel 2016, dopo la morte di David Bowie 
l'album ha guadagnato nuova popolarità 
ed è rientrato nelle classifiche di molti Paesi, 
arrivando al 21º posto negli Stati Uniti.
Il 29 settembre 2017 
è stato certificato doppio disco di platino 
nel Regno Unito. 

<<Tutti iniziarono a relazionarsi a me
come se fossi Ziggy.
Iniziai a convincermi anch'io
di essere il Messia..
Spaventoso ma fortunatamente non persi il controllo
e mi risvegliai velocemente.
All’Hammersmith Odeon nell'estate '73
e con la presenza del leggendario documentarista
D.A. Pennebacker che era li per riprendere tutto in un film-concerto
dichiarai che quella sarebbe stata l’ultima esibizione di Ziggy>>
(David Bowie)


*


Five Years

Apre l'album, 
è la prima "breaking news" 
che annuncia la fine del mondo 
prevista tra cinque anni. 
David nel '74 spiega a Rolling Stone il tema del brano così: 
«È stato annunciato che il mondo finirà per esaurimento 
di risorse naturali... 
Ziggy faceva parte di un gruppo rock 
e i ragazzi non vogliono più il Rock’n’Roll. 
Non c'è più corrente elettrica per suonarlo. 
Il consigliere di Ziggy 
gli dice di raccogliere notizie e di cantarle 
perché non esiste più l'informazione. 
Così Ziggy comunica la notizia, 
ed è una notizia terribile».



Soul Love 

A dispetto dell'intro di batteria accattivante 
qui si parla di tristezza morte e funerali...
anche in senso molto più ampio 
come la fine degli amori.
Non a caso si era appena consumata 
la sua relazione con Hermione Farthingale.



Moonage Daydream

Appare Ziggy Stardust 
direttamente dalla dissolvenza del precedente Soul Love
arrivano sesso e fantascienza surreale 
dal messia androgino
tra Rock’n’Roll e imminente apocalisse.



Starman

   Cosa dire... 
troppo famosa vissuta e consumata 
ma sempre nuova
pronta ad ogni eterno riascolto.
E' stato il primo singolo dell'album. 
Starman arriva dallo spazio
con un messaggio urgente 
l "uomo delle stelle" 
che si mette in contatto coi giovani terrestri 
promettendo la loro salvezza 
e quella del pianeta.



It Ain't Easy

Un "blues bianco" scritto nel '70 da Ron Davies.
La canzone che chiude il lato A dell'album. 
Qui i cori quasi gospel 
in realtà narrano il sentimento più oscuro e messianico 
di Ziggy Stardust 
scettico e pessimista 
verso l'establishment religioso/clericale.

«Well, all the people have got their problems, that ain't nothing new
With the help of the good Lord we can all pull on through
We can all pull on through, get there in the end
Sometimes it'll take you right up and sometimes down again»

«Beh, ognuno ha i suoi problemi, non è una novità
Con l'aiuto di nostro Signore possiamo farcela tutti quanti
Possiamo farcela tutti quanti, ci arriveremo alla fine
Alcune volte salirai e altre scenderai di nuovo»



Lady Stardust

Malinconica e appassionata 
è dedicata a Marc Bolan, leader dei T. Rex, 
«le correnti di frustrazione e trionfo 
si fondono in una desolazione assoluta» 
come scrisse il 20 luglio '72 Richard Cromelin 
su Rolling Stone.


Star

Ancora Ziggy Stardust che riflette su 
"come varrebbe la pena di fare qualsiasi cosa 
pur di diventare una rockstar". 



Hang On to Yourself

Sembra un punk? 
Esatto...è proto-punk!
Quello che qualche anno dopo
sentiremo tutti noi dai Sex Pistols
in 'God Save The Queen'.
Sesso sfrenato 
e pseudo gioia paranoica 
da vera rockstar 
Ziggy si sta montando la testa


Ziggy Stardust

Qui c'è ancora un Bowie orecchiabile a tutti
Ziggy Stardust racconta la sua parabola 
ascendente/discendente fino all'abisso.
  


Suffragette City

Un Rock’n’Roll vecchio stile
incornicia le spericolate avventure sex-bi sex. 



Rock’n’Roll Suicide

La chiusura dell'album
Ziggy muore e fine della storia ...

«Quando sei tanto giovane 
non riesci a credere 
che ti possa venire meno 
la capacità di essere così entusiasta e spavaldo 
nei confronti del mondo 
della vita, dell'esperienza
sei convinto di avere praticamente scoperto 
tutti i segreti della vita. 
Rock 'n' Roll Suicide 
era un modo per dichiarare la fine 
dell'effetto-giovinezza».
(David Bowie)


*


"The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars"

David Bowie - voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, sax baritono, sax contralto
Mick Ronson - chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatore ARP e cori
Trevor Bolder - basso
Mick Woodmansey - batteria
Dana Gillespie - cori (in It Ain't Easy)

TESTI E MUSICHE
David Bowie 
tranne 'It Ain't Easy'

DURATA
38:37
TRACCE
11

LATO   A
Five Years – 4:43
Soul Love – 3:34
Moonage Daydream – 4:40
Starman – 4:14
It Ain't Easy – 2:57 (R. Davies)

LATO   B
Lady Stardust – 3:21
Star – 2:47
Hang On to Yourself – 2:39
Ziggy Stardust – 3:13
Suffragette City – 3:25
Rock 'n' Roll Suicide – 2:58

REGISTRAZIONI
Trident Studios, Londra 
settembre-novembre 1971
gennaio-febbraio 1972 

PRODUTTORI 
Ken Scott, David Bowie

ARRANGIAMENTI 
Mick Ronson, David Bowie

ETICHETTA
RCA Victor


(credits: Brian Ward, NME, Rolling Stone)

venerdì 6 luglio 2018

6 luglio 1957 oggi sono nati i Beatles




Ripubblico questo post ogni anno
fa bene alla memoria dei vecchi come noi
e alla testa dei più giovani
("chiedi chi erano i Beatles")
ma poi tutti dobbiamo qualcosa a questa data
e a questo incontro.. "benedetto".

siamo a Liverpool
più precisamente a Woolton
un sobborgo che si trova a sud della città
è un sabato 6 luglio del 57
festoso e benedetto in ogni senso
visto che ci troviamo nella chiesa di St. Peter.
Come ogni anno c'è la festa della parrocchia
e oggi c'è un'esibizione di un gruppetto del posto
si chiamano Quarrymen
il loro leader è un sedicenne di nome John.

Si suona e si canta
e si guardano le ragazze
(solo guadare...che Dio ci vede...)
c'è anche Ivan, un amico di scuola di John delle elementari
ma ormai lui è solo un ex componente della band
è li che gira e va su e giu come un matto.
Non sta mai fermo balla canticchia esce torna indietro
anche se non è più parte della band
ha in mente qualcosa.

A un certo punto torna verso il palco
va da John e gli sussurra all'orecchio qualcosa
John si china e continuando a spennare
ascolta Ivan che gli dice..
.."là in mezzo c'è un certo Paul
è un mio compagno di scuola è forte
voglio fartelo conoscere" ..

John guarda in avanti e dice "ok mandalo qui".

Paul è un sorridente e vivace quindicenne
ma a quanto pare la sa già lunga
dicono che a scuola ogni tanto intoni ritornelli Rock'n'Roll
e provi riff di chitarra.
Ma eccolo che arriva, si presenta a John
e dopo pochi minuti decidono di improvvisare insieme
così giusto per sentire che combina.

Lui attacca suonando Long Tall Sally di Little Richard
e poi Twenty Flight Rock di Eddie Cochran.
John lo segue ammirato, anche perché
invece di inventare parole a caso
(come fa sempre lui)
si accorge che scandisce ogni strofa
esattamente come il disco
e gli accordi non sono inventati ma ..quelli veri!
John viene letteralmente fulminato
dalla naturalezza e abilità di Paul
e dalla sua memoria infallibile
canta come se avesse i testi davanti
e non sbaglia un colpo.

Ma è dopo aver intonato anche
Be-Bop-A-Lula di Gene Vincent
che Paul lascia tutti a bocca aperta
mostrando a tutti come accordare le chitarre
qualcosa che avrebbero potuto avere
solo pagando un vero professionista...

A questo punto John si gira verso Ivan
e con un cenno di ammirazione dice
"beh hai ragione è davvero forte.
C'è solo un problema ..qui il leader sono io!
dammi un po' di tempo per pensarci...

Passano tre minuti, giusto il tempo di un'altra canzone
e mentre John guarda Paul intonare l'ultimo inciso decide.
Chiama al palco l'altro amico Pete e gli dice
"appena finiamo prendi Paul da una parte
e chiedigli se si mette con noi"

beh, poi sappiamo com'è andata...