Sto ascoltando il suo nuovo album
beh insomma nuovo...è già uscito da maggio
ma lo sapete che scrivo solo quando ho tempo e voglia
oltretutto, non usando mai la deficienza artificiale
e soprattutto non dovendo rispondere a NESSUN EDITORE...
prima di scrivere ascolto, penso, rifletto e poi
(eventualmente) pubblico.
Ok, fine del pippone e diciamo che sono contento che Frampton
abbia (ri)trovato finalmente un po’ di luminosa serenità
anche se alla veneranda dei 76
(...la maggior parte non la trova mai…giusto?)
poi soprattutto adesso che si porta addosso anche il peso della malattia
tutto vale doppio e anche di più!
76 numero magico, come l’anno del suo primo immenso successo mondiale
“Frampton Comes Alive!” piovuto addosso improvviso
inatteso e fatalmente irripetibile.
Ne sono testimone diretto perché fu la colonna sonora
anche di tante ore di programmazione sulle nostre radio
che praticamente...nacquero un po' anche con lui.
Dopo quel "monumento" (doppio vinile e poster,
8 volte platino, 16 milioni di copie)
ne arrivarono altri due ottenendo anche un disco d’oro
ma dagli anni ottanta in poi, l’animalità da palco
il grande fascino sulle fan e il talento chitarristico
non bastavano più.
Peter fondamentalmente è sempre stato un onesto musicista
senza pretese né particolari "doti divinatorie".
Non ha mai voluto ergersi a nulla, né diffondere alcun "messaggio"
solo suonare cantare divertirsi e, possibilmente, fare un sacco di soldi...
Pop/rock commerciale, canzoni semplici ritornelli gradevoli
e grandi riff di chitarra (la famosa "Gibson col tubo")
ma i mostri famelici delle major decisero di mollarlo
ormai aveva fatto il suo tempo c'era fame di altre galline
e di altre uova d'oro...
Non riuscì più a ripetersi né a gestirsi
perdendosi in mille casini e avventure
e ogni produzione successiva rimase praticamente anonima.
Subì un down piuttosto forte non solo psicologicamente,
cosa abbastanza "normale" nelle pop star...
ma anche fisicamente, andandosi a schiantare con l'auto
e fratturandosi praticamente tutte le ossa possibili...
Passarono decenni di anonimato e curiose apparizioni live
come quelle per le vie delle città americane.
Da non credere, uno che riempiva stadi da oltre centomila posti
era li con la chitarra davanti al negozio di scarpe
e una ventina di passanti...
Ma finalmente oggi questa luminosa rinascita
che arriva da un percorso di pesanti e gravi difficoltà causate dalla miosite
una malattia degenerativa che gli sta addosso dal 2014
e che ovviamente gli impedisce di usare gli strumenti
nel modo normale e corretto.
Ascoltando questo “Carry The Light”
posso dire che è un lavoro davvero ben fatto
nella scrittura, nell’esecuzione, negli arrangiamenti e ci sono svariate atmosfere
dalle più intime alle più polemiche e politiche.
Infine, anche la gran bella schiera di illustri colleghi che hanno partecipato
e collaborato al progetto è davvero degna di nota:
Benmont Tench, Graham Nash, Sheryl Crow,
Tom Morello, H.E.R., Bill Evans (il sassofonista)
nonché suo figlio Julian, bravo non solo come chitarrista ma anche come autore.
Insomma, lo si intuiva già dal titolo ma qui c’è davvero una buona energia,
c’è Luce davvero...Ben tornato Peter!
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